Ti guardi in giro e ti chiedi cosa sia l'amore.
Una bambina che si appiglia in un prato alla gonna della madre come se fosse la cosa più preziosa del mondo.
Non è forse quello l'amore?
Un cane che scodinzola veloce alla vista del suo padrone, e gli salta intorno, e lo rincorre, e i suoi occhi brillano come stelle.
Non è forse quello l'amore?
Due amici che camminano senza neppure parlare ma sanno esattamente cosa le loro menti stanno dicendo, i fondo.
Non è forse quello l'amore?
Due ragazzi alla fermata dell'autobus, si guardano intorno, e si baciano con passione schiaffeggiando gli schemi e i pregiudizi.
Non è forse quello l'amore?
Due mani raggrinzite che si tengono insieme a dispetto degli anni, affaticate, ma unite.
Perchè il per sempre si fa.
L'amore ditemi voi, non è forse questo?
E poi c'è quell'uomo che guarda ogni giorno la sua donna come se fosse l'unica, come se fosse la più bella, come se fosse la prima volta.
Forse è questo, l'Amore.
Non contano i modi, non contano i colori, le forme, le etichette, l'essere.
L'essenza dell'amore non cambia mai.
V.
Sono solo pensieri
Una finestra sul mondo e sui sentimenti, senza presunzioni o pregiudizi. Uno sguardo. Un viaggio. Qualunque cosa porti oltre il vetro e l'apparenza. Con la convinzione che il motore del mondo sia ancora la passione.
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mercoledì 8 luglio 2015
martedì 16 giugno 2015
HER- Bolla 6
In Time.
Non fare nulla per prendersi qualcosa che si desidera
ardentemente equivale al non volerla.
La semplice equazione dell’agire e del non agire.
Lo diceva anche Seneca; non è vero che abbiamo poco tempo,
noi uomini, il fatto è che ne sprechiamo tanto.
Tanto, tantissimo tempo sprecato a non fare ciò che
vogliamo, a inseguire sogni sbagliati, a desiderare cose sbagliate. Soltanto la
voce notturna, quella piccola vocina insopportabile che il più delle volte
inizia a graffiarti i timpani nel bel mezzo della notte, è quella che devi
seguire. O meglio, che dovresti seguire.
Ma purtroppo nessuno di noi la maggior parte delle volte da peso a
quella voce, la voce dell’anima, la voce dei nostri desideri.
Lui era atterrato dopo ore lunghissime di volo.
Ore che non passavano mai, come quando da piccolo ti portavano da qualche parte e questa parte non si vedeva neanche lontanamente all'orizzonte e tu chiedevi insistentemente: "quanto manca?".
Ma non è questa la nostra storia.
In un caffè del centro se ne stava contemporaneamente una
signora.
Si aggirava sulla sessantina e stava aspettando che suo
marito la venisse a prendere.
Lo aspettava la due volte al mese all'incirca, dopo le sue
frequenti visite nella clinica che tanto odiava ormai.
Lo aspettava con lo stesso stupore e la stessa palpitazione
della prima volta che l’aveva atteso 46 anni prima, quando erano ancora giovani,
belli….giovani, semplicemente.
E lui arrivava sempre, mai in ritardo, mai in anticipo, con
quella quotidiana puntualità di chi si conosce da una vita intera, e si fida. E
aspetta nella completa tranquillità.
Arrivava, la portava a casa, si prendeva cura di lei, ogni
giorno.
Forse questa non è la storia che ci sta interessando, ma è
pur sempre una piccola storia tra le storie, una di quelle che possiamo vedere
se ci mettessimo semplicemente a guardare dietro il vetro di un bar.
Probabilmente è quello l’amore.
Mentre l’amore scivolava fra le mani rugose di quei due, Lui
era atterrato,con la convinzione che in fondo la vita può aspettare e che le
cose le ritrovi sempre così come le hai lasciate.
Qualcun altro invece stava passeggiando allegramente mentre Lui si
cullava su queste assurde convinzioni.
V.
domenica 1 febbraio 2015
HER-BOLLA #5
SERENDIPITY.
Se ne stava la a fissare quel biglietto d’aereo.
Pensava al volo che non avrebbe mai avuto il coraggio di
fare.
Non era più rientrato in Italia, sebbene il pensiero di
farlo l’aveva sfiorato più e più volte in quelle notti insonni e afose, quelle
in cui Morfeo sembra l’incarnazione perfetta e tangibile del tuo più acerrimo
nemico. Le più antiche leggende lo dipingono come
il dio del sogno, figlio della notte. Ma i sogni erano pietre sempre più rare
nelle sue lunghissime nottate, vissute come una lunga attesa scheggiata
dall’ansia, come quando sei in una sala d’attesa e un tuo caro si trova sotto i
ferri.
Così quel mese, aveva
mandato giù quell’amara pillola di coraggio e si era deciso ad
acquistare quel biglietto. Gesto
semplice, rapido, ma così pesante e carico di conseguenze che faceva
ombreggiare la paura sotto la suola delle sue scarpe non appena abbassava la
testa.
“Già un passo avanti, -penso’ fra se e se- del resto chi ben
comincia è a metà dell’opera”.
Opera di autoconvincimento direbbe piuttosto qualcuno.
L’importante è crederci. Ma molte volte non basta fare un passo se poi ne fai
subito dopo dieci indietro. Bisogna avere fermezza e procedere.
La paura contraddistingue i nostri più accesi desideri, ma
la maggior parte delle volte facciamo fatica a dirlo ad alta voce, anche solo a
noi stessi. La maggior parte delle volte le cose che più vogliamo si trovano al
di la del grande campo della paura. Ci danno appuntamento oltre il confine, sta
soltanto a noi trovare il modo di attraversare il campo.
Perché alla fine l’amore è come una droga, crea dipendenza,
e si guarisce il più delle volte ammalandosi d’altro. Peccato in quegli anni
lui non fosse riuscito ad ammalarsi di quell’”altro”, o almeno non
sufficientemente. Niente sembrava mai abbastanza.
Quando provi il miele migliore che tu possa trovare in
commercio è difficile poi tornare ad accontentarsi di un miele scadente trovato
al 50 per cento nel banco del supermercato sotto casa.
Tutti, in fondo, cerchiamo di guarire da qualcosa.
Ma la verità era che forse lui non voleva guarire.
Perché avrebbe dovuto farlo, in fondo? Era sempre stato
convinto che l’unico verso amore della sua vita fosse lei, nonostante tutto, e
che il filo di Arianna che li legava non si sarebbe mai potuto spezzare, riportandoli
in un certo senso sempre l’uno dall’altra. Che poi è buffo. Gli inglesi dicono in spite of everything , a dispetto di
tutto. Come se tutto ciò che avviene per ostacolare in qualche modo due persone
che si amano non possa servire a niente in confronto del dispetto che fa poi a
questi avvenimenti l’Amore, eclissando ogni turbamento o contrattempo.
Lui restava comunque uno degli ultimi romantici che credava
all’anima gemella, alla metà della mela platonica, chiamatela come volete.
Ma il destino puo’ tutto o dobbiamo muoverci noi? Dare una
mano? Era questo il dubbio che lo assiliva e che ritardava sempre la decisione
di utilizzare finalmente quel pezzo di carta.
Serendipidy, trovare una cosa cercandone un’altra solo per
pura casualità, destino, fato, i greci lo chiamavano tuke.
Restando fermi e immobili le cose che devono accadere
accadranno lo stesso?
Forse la soluzione del problema era smettere di farsi
domande e agire.
Ed effettivamente, agì.
Quella mattina afosa, afosa di quell’afa che le donne tanto odiano,
che ti rende i capelli come quando da ragazzina scendevi da una giostra e
sembrava che ti avessero messo una scopa in testa.
Agì.
Andò all’aereoporto e dopo due ore passate a fissare
l’insegna luminosa di un caffè per circa due ore decise di andare a prenderselo
il suo destino.
Aveva risposto alla sua domanda nel modo più semplice di
farlo, semplicemente seguendo l’istinto.
lunedì 14 luglio 2014
HER-bolla#4
Manhattan, June, 7:59
AM
6 ore e 6.881,97 km.
4273.101 miglia.
9 ore di volo e circa 6 fusi di
differenza.
Tre anni trascorsi nel silenzio.
Prima le stagioni passavano a modo loro, contraddistinte da
colori, emozioni, persone.
Non importava a nessuno quando
arrivavano.
E soprattutto quando se ne andavano.
Seguivano il loro naturale corso ma erano sempre diverse.
Ora erano tutte uguali. Non c’era più l’estate, giugno non
era più giugno.
Perfino il Sole sembrava diverso.
Del resto in quell’ ammasso
di palazzi che sembravano voler sfidare il cielo apertamente era quasi
impossibile vederlo. Così come era impossibile vedere le stelle, la notte.
La loro funzione veniva assolta dalle luci della città.
“Niente è uguale a prima”.
Era questo il pensiero che gli ronzava in testa guardando
fuori da quel vetro di quel palazzo cosi alto.
Nella Grande Mela era l’ora del caffè, l’ora in cui la città
stava lentamente riprendendo i suoi ritmi anche se in realtà quasi non va mai
realmente a dormire, the Big Apple,
la città che non dorme mai.
C’era sempre qualcosa da fare, da vedere, da osservare.
I taxi che iniziavano a circolare, il rumore della folla che
si andava ad accalcare nella metro, le risate della gente, i tacchi delle donne
che andavano a lavoro, le serrande dei negozi, il suono dei clacson.
Era l’ora del solito caffè annacquato delle otto del
mattino, e mai come nel momento del caffè sentiva la mancanza dell’Italia, del
suo bar di fiducia in centro, della sua tazzina calda appena sfornata dalla
lavastoviglie, del profumo confortevole dei cornetti appena cotti, del profumo
di Lei, che era l’abitudine che più amava.
La colazione con Lei.
Ora invece a distanza di 6 ore e 6.881,97 km si ritrovava
a pensare a Lei che sicuramente stava correndo qua e la, in pausa pranzo,
mangiando il suo solito tramezzino al tonno, senza pomodoro, solo tonno. Perché
le piaceva così. E probabilmente lui era l’unica persona sulla faccia della
terra, oltre sua madre, a saperlo.
Il tempo, e la vita, non avevano cancellato il ricordo dei
suoi occhi.
“Cazzo, sono in ritardo. Maledizione!”
Rome, June, 13:59 PM
Ogni giorno la stessa storia.
Il suo problema non era arrivare tardi, ma il fatto che partisse già in ritardo. E quando parti tardi sei fottuto in partenza.
Ma nonostante le metro da prendere e le corse verso l'ufficio si concedeva sempre un pezzetto del suo poeta maledetto al mattino.
Una sorta di rito, tradizione, abitudine, vizio, coccola mattutina per fare da scudo al mondo e sgombrare la mente.
"Le persone con i piedi per terra dicono che l'amore è una follia. In realtà ciò che accade è che la fantasia violentemente distorta da immagini piacevolissime, dove ogni passo ti avvicina alla felicità, viene crudelmente riportata alla dura realtà".
Gustave il fiore del male la illuminava sull'amore quel giorno.
Ma nonostante lo adorasse non condivideva ogni suo pensiero. In particolar modo sull'amore.
Lei l'amore lo amava, ne era follemente innamorata, la chiave per aprire tutte le porte.
Nonostante fosse sola ormai da parecchio non smetteva di essere l'ultima romantica del mondo, Lei.
E mentre correva verso l'ufficio un pensiero volò lontano, assieme alla brezza leggera di giugno.
Il ricordo di lui era come il vento improvviso d'estate che ti accarezza le guance.
Se solo avesse saputo che anche i pensieri di lui viaggiavano ogni giorno attraverso gli stessi chilometri forse sarebbe successo tutto molto prima, chissà...
V.
martedì 8 luglio 2014
Innamorati anonimi.
Avete mai pensato al fatto che l’amore o l’innamoramento
possa essere e/o diventare una sorta di vera e propria dipendenza?
Quando finisce una storia, o quando amiamo qualcuno e non
siamo corrisposti, o quando ancor peggio amiamo qualcuno che è già impegnato,
sarebbe una stratosferica ficata poter andare in un qualche gruppo di supporto
e condividere con altri poveri scemi la nostra “sofferenza”.
Immaginatevi la scena: “ciao mi chiamo Caio e non amo da 128
giorni”.
Una dipendenza emotiva.
Lo dicono anche molti dei vari studiosi e psicologi che
affrontano il problema…il sentimento amoroso non è che scatenato dalle
endorfine che condizionano il nostro cervello e che creano dipendenza nei
confronti di una persona, di un profumo, di un’emozione.
E non ci vuole di certo il signor S. – alias Sigmund Freud-
per convincerci del fatto che l’amore diventi nella maggior parte dei casi
dipendenza.
E quando arriva la mattina in cui ti svegli e ti ritrovi
davanti al fatto che tale dipendenza sia finita da parte di uno dei due attori
protagonisti della storia, e il nostro confortevole castello di emozioni sia
improvvisamente crollato, che fare?
C’è chi si chiude in se stesso, o peggio chi si chiude in
casa a farsi del male, a deprimersi svuotando la dispensa e noleggiando film di
un grado di tristezza ancora maggiore del suo stato d’animo, film
potenzialmente e praticamente pericolosi; chi si attacca alla bottiglia passando dalla
dipendenza amorosa alla dipendenza alcolica, chi si getta nei locali alla ricerca
della prossima preda dandosi alla movida cittadina come pesci in una piccola
vasca piena di squali; chi si attacca al cibo…o chi semplicemente si attacca al
cosiddetto c……!
E quando dunque arriva il giorno del crollo del muro di
berlino sentimentale cosa fare?
Anziché spendere i soldi in sedute dallo psicologo, dallo
pisco- terapeuta, o soldi in bottiglie di vodka e in giornate alla spa non
sarebbe fantastico avere a disposizione un gruppo
innamorati anonimi?
Che poi alla fine in fin dei conti prima o poi ci ritroviamo
tutti nella stessa barca che naviga nel mare della disperazione post-abbandono.
Condiviere per superare, perché in fondo, i problemi, si
affrontano meglio in compagnia.
E voi che ne pensate?
Saluti, V.
lunedì 16 giugno 2014
HER-bolla#3
Rome, June, a few years before
"Smettila."
"Non ci penso nemmeno - disse lei strofinandosi un occhio con quel suo fare distratto - non ci penso minimamente. Non puoi chiedermi di smettere di fare qualcosa che per me è naturale. Non posso smettere di comportarmi così, non posso smettere. Lo sai che non puoi chiedermelo e lo sai che è l'unica cosa che voglio, e non mi interessa come, e non mi interessa dove. Voglio solo stare con te e non mi interessa nemmeno in quale modo, a me non interessano le convenzioni e le etichette, non mi interessa essere la tua donna, la tua ragazza, la tua compagna, tua moglie, la tua amante, io voglio solo essere tua. E voglio che tu sia mio. E non conta stare nello stesso posto e nello stesso momento perchè continuerò a volerlo anche quando sarai andato. E lo sai anche tu che andrai.
Ci sei e non ci sei negli ultimi tempi, ma nemmeno l'aria la vedi. Potresti mai chiedermi di smettere di respirare? Non credo.
Mi sento vera, mi sento viva, ma non ti chiederei mai di non andare. Stiamo parlando della tua vita.
E non venirmi a raccontare quelle cazzate che si dicono in questi casi. Mi conosci, mi conosci da sempre e meglio di qualunque altra persona, e sai che non la bevo."
"Quali cazzate? Dimmelo, quali cazzate? Io so solo che ti amo."
"Lo sai. Che andrà bene, che quel poco che ci vedremo basterà, e che funzionerà lo stesso; perchè non sarà così, sta finendo ora e lo sai bene; sarà solo un'illusione, che poi diventerà sofferenza e poi rabbia. E non venirmi a dire ti amo, dimmi solo ti amerò."
"Ti amerò".
Poi rimasero lì davanti a quel caffè per ore. Tornarono a casa e fecero l'amore come se per loro fosse la prima volta.
Passò la sera, e passò la notte, e la mattina successiva e non uscirono da quella stanza.
Passò l'estate così come le parole che avevano detto quel pomeriggio in quel caffè.
Le persone normali si sarebbero detti quelle parole alla vigilia di una partenza. Non mesi prima.
Ma loro normali non lo erano, non lo erano mai stati. Amavano giocare d'anticipo. Avevano preferito dirsi addio, o meglio arrivederci, molto tempo prima, per evitare inutili lacrime, inutili spasmi post-abbandono. Perchè tanto non si sarebbero mai abbandonati davvero quei due.
E così arrivò il giorno che Lei aveva atteso, temuto, cercato di allontanare dai pensieri.
Il giorno in cui Lui doveva andare a scontrarsi con quella che è semplicemente la vita.
E sapevano entrambi che sarebbe passato molto tempo prima che i loro sguardi si sarebbero potuti incrociare di nuovo. L'America non stava dietro l'angolo.
Sarebbe passato molto tempo ma non avrebbero cercato i reciproci sguardi in altri occhi. I loro erano insostituibili.
Ma si dissero soltanto "ciao". Come se dovessero allontanarsi per un week-end.
Poi un bacio, e poi niente.
Lì su quel pavimento che puzzava di ammoniaca, pulito e brillante, tra la folla, in quell'aeroporto colmo di gente, di voci, di passi, si sentirono all'improvviso incredibilmente soli.
E Lei con quel cappello forse un po' troppo grande si avviò verso l'uscita, respirando veloce per tenere insieme i battiti sempre più accelerati, cercando di nascondere le lacrime. Sempre più veloce. Fino all'uscita. E respirò aria mista ad amarezza. E forse fu quello il momento esatto in cui capì davvero che le cose non vanno quasi mai come vuoi, e se una cosa conta per te più di qualunque altra sulla faccia di questa terra, prima o poi, per un motivo o per un altro, inevitabilmente la perderai.
Sperando di vederla tornare se davvero avrà contato.
Nelle cuffie cantavano gli Oasis, a tutto volume, don't look back in anger, non guardare indietro con rabbia...e Lei pensava che infondo era così; non sarebbe servito, perchè ogni singolo passo, ogni singolo gesto o parola, ne era valsa la pena.
Ed è incredibile di come appaia il mondo quando sei triste e quando saluti qualcuno. Intorno a te solo gente felice e sorrisi.
E persino il tramonto appare diverso, più rosso, più triste, semmai un tramonto può apparire triste.
E Lei se ne andò a casa, persa in quel rosso.
A casa, dove nessuno la stava aspettando.
E mentre apriva l'acqua della doccia realizzò a voce alta che era finita. Doveva soltanto ammetterlo.
Perchè a volte al posto di un po' d'amore abbiamo bisogno solo di un po' di sincerità.
V.
"Smettila."
"Non ci penso nemmeno - disse lei strofinandosi un occhio con quel suo fare distratto - non ci penso minimamente. Non puoi chiedermi di smettere di fare qualcosa che per me è naturale. Non posso smettere di comportarmi così, non posso smettere. Lo sai che non puoi chiedermelo e lo sai che è l'unica cosa che voglio, e non mi interessa come, e non mi interessa dove. Voglio solo stare con te e non mi interessa nemmeno in quale modo, a me non interessano le convenzioni e le etichette, non mi interessa essere la tua donna, la tua ragazza, la tua compagna, tua moglie, la tua amante, io voglio solo essere tua. E voglio che tu sia mio. E non conta stare nello stesso posto e nello stesso momento perchè continuerò a volerlo anche quando sarai andato. E lo sai anche tu che andrai.
Ci sei e non ci sei negli ultimi tempi, ma nemmeno l'aria la vedi. Potresti mai chiedermi di smettere di respirare? Non credo.
Mi sento vera, mi sento viva, ma non ti chiederei mai di non andare. Stiamo parlando della tua vita.
E non venirmi a raccontare quelle cazzate che si dicono in questi casi. Mi conosci, mi conosci da sempre e meglio di qualunque altra persona, e sai che non la bevo."
"Quali cazzate? Dimmelo, quali cazzate? Io so solo che ti amo."
"Lo sai. Che andrà bene, che quel poco che ci vedremo basterà, e che funzionerà lo stesso; perchè non sarà così, sta finendo ora e lo sai bene; sarà solo un'illusione, che poi diventerà sofferenza e poi rabbia. E non venirmi a dire ti amo, dimmi solo ti amerò."
"Ti amerò".
Poi rimasero lì davanti a quel caffè per ore. Tornarono a casa e fecero l'amore come se per loro fosse la prima volta.
Passò la sera, e passò la notte, e la mattina successiva e non uscirono da quella stanza.
Passò l'estate così come le parole che avevano detto quel pomeriggio in quel caffè.
Le persone normali si sarebbero detti quelle parole alla vigilia di una partenza. Non mesi prima.
Ma loro normali non lo erano, non lo erano mai stati. Amavano giocare d'anticipo. Avevano preferito dirsi addio, o meglio arrivederci, molto tempo prima, per evitare inutili lacrime, inutili spasmi post-abbandono. Perchè tanto non si sarebbero mai abbandonati davvero quei due.
E così arrivò il giorno che Lei aveva atteso, temuto, cercato di allontanare dai pensieri.
Il giorno in cui Lui doveva andare a scontrarsi con quella che è semplicemente la vita.
E sapevano entrambi che sarebbe passato molto tempo prima che i loro sguardi si sarebbero potuti incrociare di nuovo. L'America non stava dietro l'angolo.
Sarebbe passato molto tempo ma non avrebbero cercato i reciproci sguardi in altri occhi. I loro erano insostituibili.
Ma si dissero soltanto "ciao". Come se dovessero allontanarsi per un week-end.
Poi un bacio, e poi niente.
Lì su quel pavimento che puzzava di ammoniaca, pulito e brillante, tra la folla, in quell'aeroporto colmo di gente, di voci, di passi, si sentirono all'improvviso incredibilmente soli.
E Lei con quel cappello forse un po' troppo grande si avviò verso l'uscita, respirando veloce per tenere insieme i battiti sempre più accelerati, cercando di nascondere le lacrime. Sempre più veloce. Fino all'uscita. E respirò aria mista ad amarezza. E forse fu quello il momento esatto in cui capì davvero che le cose non vanno quasi mai come vuoi, e se una cosa conta per te più di qualunque altra sulla faccia di questa terra, prima o poi, per un motivo o per un altro, inevitabilmente la perderai.
Sperando di vederla tornare se davvero avrà contato.
Nelle cuffie cantavano gli Oasis, a tutto volume, don't look back in anger, non guardare indietro con rabbia...e Lei pensava che infondo era così; non sarebbe servito, perchè ogni singolo passo, ogni singolo gesto o parola, ne era valsa la pena.
Ed è incredibile di come appaia il mondo quando sei triste e quando saluti qualcuno. Intorno a te solo gente felice e sorrisi.
E persino il tramonto appare diverso, più rosso, più triste, semmai un tramonto può apparire triste.
E Lei se ne andò a casa, persa in quel rosso.
A casa, dove nessuno la stava aspettando.
E mentre apriva l'acqua della doccia realizzò a voce alta che era finita. Doveva soltanto ammetterlo.
Perchè a volte al posto di un po' d'amore abbiamo bisogno solo di un po' di sincerità.
V.
martedì 10 giugno 2014
SOSPESI...
Hai un debito con me.
L'ultimo bacio che non mi hai dato.
Una volta mi hai detto: prova a pensare al futuro, cosa vedi?
E io l'ho fatto.
E ho visto solo te, che di mattina mi prepari il caffè.
Ma poi siamo rimasti sospesi e mentre ti aspetto mi drogo di quel caffè.
Sono una caffeinomane senza coraggio.
Ci vuole tanto?
Ti amo, ma nel frattempo la vita va, scivola.
Tu hai un debito con me, ed io con te.
Avvicinati, non succederà niente.
Ma quel niente potrebbe essere tutto.
V.
V.
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